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Cannabis, CBD e diabete: benefici e rischi

Estratto di cannabis terapeutica

La relazione tra cannabis e diabete è complessa e non ancora del tutto chiarita. In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, dedichiamo questo articolo a scoprire i potenziali benefici e rischi della cannabis medica e del CBD per la gestione del diabete. Questo articolo si basa su approfondimenti tratti dal Manuale di Principi Clinici di Cannabinologia, di Viola Brugnatelli e del medico Fabio Turco.

Che cos’è il diabete?

Il diabete mellito è una condizione cronica in cui l’organismo presenta alti livelli di glucosio (zucchero) nel sangue a causa di problemi con l’insulina, un ormone essenziale per regolare gli zuccheri nel corpo.

Esistono due tipi principali di diabete: nel diabete di tipo 1, l’organismo non produce abbastanza insulina a causa della distruzione autoimmune delle cellule pancreatiche e chi ne soffre ha bisogno di insulina per tutta la vita. Nel diabete mellito di tipo 2, l’organismo non utilizza correttamente l’insulina, il che è chiamato insulino-resistenza; questa forma è strettamente legata all’obesità ed è più comune.

I sintomi del diabete variano, ma possono includere minzione frequente, sete eccessiva, fame estrema, perdita di peso inspiegabile, affaticamento, visione offuscata, lenta guarigione delle ferite, intorpidimento o formicolio alle mani e ai piedi e infezioni frequenti. Questi sintomi tendono a svilupparsi gradualmente nel diabete di tipo 2, il che può rendere difficile la diagnosi precoce, mentre nel diabete di tipo 1 spesso compaiono in modo improvviso e grave.

Relazione tra il sistema endocannabinoide e il diabete

Il sistema endocannabinoide (ECS) è una rete di recettori e molecole nel nostro corpo che aiuta a regolare funzioni importanti come il metabolismo, l’appetito e l’infiammazione. Questo sistema interagisce con i composti che produciamo naturalmente, chiamati endocannabinoidi, e anche con i composti presenti nella cannabis, come il THC e il CBD.

Attraverso il sistema endocannabinoide, i cannabinoidi possono influenzare la regolazione del metabolismo e dell’infiammazione, mostrando il potenziale per migliorare la sensibilità all’insulina e ridurre alcuni sintomi e complicazioni associati al diabete.

Come influisce la cannabis sul diabete?

Gli effetti della cannabis sul diabete non sono legati solo al suo componente più noto, il tetraidrocannabinolo (THC), ma anche ad altri tipi di cannabinoidi, con funzioni diverse.

Posso assumere o utilizzare il CBD se soffro di diabete?

aceite de CBD 30

Secondo gli attuali risultati sperimentali, il CBD potrebbe essere di grande utilità nel trattamento del diabete e delle sue complicazioni.
Tuttavia, sebbene il CBD sia un composto abbastanza sicuro, l’efficacia del CBD nel diabete deve ancora essere pienamente dimostrata.
Le persone affette da diabete dovrebbero astenersi dall’utilizzare il CBD senza il parere di un professionista, soprattutto se stanno assumendo qualsiasi tipo di farmaco.
In questi casi, la cannabis e i suoi derivati, come il CBD, possono causare effetti collaterali e interazioni farmacologiche.
In definitiva, sebbene il CBD sia un composto sicuro, il suo uso è sconsigliato senza la consulenza e la supervisione di un professionista.

Il CBD può trattare o migliorare il diabete?

L’uso del CBD mostra un potenziale nel trattamento del diabete.
Il CBD può migliorare la funzione delle isole pancreatiche, ridurre l’infiammazione pancreatica e migliorare la resistenza all’insulina.
Per quanto riguarda le complicazioni diabetiche, il CBD non solo ha un effetto preventivo, ma ha anche un valore terapeutico per le complicazioni diabetiche esistenti e migliora la funzione degli organi bersaglio.
Tuttavia, questi risultati sono ancora preliminari e devono essere confermati da studi clinici randomizzati (RCT) più ampi.
Per il momento, quindi, esistono altri trattamenti più efficaci e di prima scelta per la cura del diabete.
È fondamentale consultare il proprio medico specialista per avere indicazioni sul trattamento più appropriato prima di utilizzare il CBD.

La cannabis influisce sui livelli di zucchero nel sangue?

Il consumo di cannabis può influenzare la regolazione dei livelli di zucchero nel sangue.
Sia il THC che il CBD hanno dimostrato di poter migliorare la sensibilità all’insulina, abbassare i livelli di glucosio nel sangue e regolare i livelli di zucchero nel sangue, anche se questi effetti non sono ancora del tutto confermati.
Ciò che questi risultati ci dicono è che l’uso di cannabis e di prodotti come l’olio di CBD può interagire con altri farmaci per il controllo degli zuccheri nel diabete.
Inoltre, fumare cannabis può aumentare l’appetito, portando a un maggiore consumo di cibo.
Vale anche la pena di considerare che dosi elevate di cannabis, o persone non abituate al suo uso, possono provare vertigini a causa dell’effetto vasodilatatore, che non è necessariamente collegato direttamente all’abbassamento della glicemia.

Il CBD interagisce con altri farmaci per il diabete?

Sono state segnalate interazioni tra il CBD e alcuni farmaci ed è possibile che la cannabis e il CBD interagiscano con i farmaci utilizzati per il trattamento del diabete, compromettendone l’efficacia e aumentando il rischio di effetti collaterali.
Se stai assumendo dei farmaci, è essenziale che tu consulti il tuo medico specialista per valutare i rischi e i benefici e adeguare i dosaggi dei farmaci se decidi di assumere regolarmente il CBD.

La cannabis può peggiorare il diabete?

Il consumo di cannabis, in particolare il fumo, può peggiorare il diabete di tipo 2 in diversi punti.
In generale, il fumo è devastante per la salute cardiovascolare e polmonare e aggrava il diabete.
A breve termine, la cannabis può aumentare l’appetito e portare a un aumento di peso, rendendo più difficile il controllo del diabete.
Per quanto riguarda l’uso di prodotti come gli oli di CBD, questi non presentano gli svantaggi del fumo, ma non sono nemmeno un farmaco approvato per il diabete e il loro uso è in ogni caso consigliato solo dietro consiglio di uno specialista.

Potenziale dei cannabinoidi nel trattamento del diabete

Alcuni studi collegano alcune alterazioni del sistema endocannabinoide a problemi metabolici come l’insulino-resistenza e l’infiammazione cronica, il che potrebbe indicare nuovi obiettivi terapeutici per il diabete e l’obesità.

Dettagli: I recettori CB2 come agente antiobesità

Alcuni studi suggeriscono che le persone affette da obesità, comune nel diabete di tipo 2, hanno una ridotta funzionalità dei recettori CB2 dei cannabinoidi, che fanno parte del sistema endocannabinoide. La ricerca ha dimostrato che negli stati diabetici questi recettori sono meno attivati. Ciò indica un possibile legame tra il sistema endocannabinoide e problemi metabolici come l’insulino-resistenza e l’infiammazione cronica.

Questa osservazione è stata supportata da uno studio condotto in Italia su 501 bambini affetti da obesità, in cui è stata riscontrata una funzionalità compromessa dei recettori CB2. I bambini che hanno ricevuto trattamenti con agonisti CB2 selettivi hanno mostrato un’inversione degli stati infiammatori indotti dall’obesità. Questi risultati suggeriscono che la modulazione dei recettori CB2 potrebbe essere una potenziale strategia per trattare l’infiammazione e altri problemi metabolici legati all’obesità e al diabete.

Cannabis e CBD e diabete: la ricerca attuale

Attualmente esistono due prospettive principali sull’uso della cannabis terapeutica nel diabete: una favorevole e una contraria. Alcuni studi suggeriscono che possa migliorare la sensibilità all’insulina e ridurre l’infiammazione, mentre altri suggeriscono che possa aumentare l’appetito e il peso, con il rischio di peggiorare il diabete di tipo 2. In entrambi i casi, sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno gli effetti della cannabis e dei singoli cannabinoidi in particolare e per determinarne la sicurezza e l’efficacia.

Prove contro l’uso della cannabis nel diabete

L’uso della cannabis, in particolare del suo componente psicoattivo THC, insieme agli analoghi endogeni come l’anandamide che attivano i recettori CB1 centrali, è stato collegato all’aumento dell’appetito e al conseguente aumento di peso negli studi sugli animali. Questo effetto è benefico in situazioni come la cachessia o durante la chemioterapia, ma è problematico per le persone con diabete di tipo 2, dove l’obesità può peggiorare la resistenza all’insulina.

L'uso di cannabis può aumentare l'appetito, comunemente noto come "munnezza", che può complicare la gestione del diabete a causa dell'aumento dell'apporto calorico.
L’uso di cannabis può aumentare l’appetito, comunemente noto come “munnezza”, che può complicare la gestione del diabete a causa dell’aumento dell’apporto calorico.

D’altra parte, l’iperattivazione del recettore CB1 del sistema endocannabinoide nei tessuti periferici è legata all’obesità e alla sindrome metabolica. Pertanto, la somministrazione di cannabis potrebbe aumentare la produzione di grasso e la resistenza all’insulina, complicando la gestione del diabete. L’inibizione dei recettori CB1 periferici potrebbe essere una strategia per mitigare questi effetti, ma sono necessarie ulteriori ricerche.

Il caso del farmaco Rimonabant e l’insegnamento precauzionale

Il farmaco Rimonabant, un antagonista del recettore CB1, ha mostrato benefici nella riduzione del peso e nel miglioramento dei marcatori metabolici, ma è stato ritirato dal mercato a causa di gravi effetti collaterali neuropsichiatrici, legati al suicidio. Ciò evidenzia l’importanza di colpire i recettori CB1 periferici per evitare rischi. Gli studi attuali su composti come il CBD, che modulano il sistema endocannabinoide senza effetti psicoattivi, come il CBD o cannabidiolo, si dimostrano promettenti per il trattamento della sindrome metabolica legata al diabete.

Prove per l’uso dei cannabinoidi nel diabete

Alcuni studi hanno rilevato che i consumatori di cannabis hanno meno probabilità di sviluppare il diabete, nonostante il fatto che la cannabis possa aumentare l’appetito. Questi risultati suggeriscono che la cannabis può avere un effetto regolatore sul metabolismo, riducendo il rischio di diabete.

I cannabinoidi sono anche noti per influenzare diverse vie metaboliche che influenzano i livelli di zucchero e insulina nel sangue, il che potrebbe spiegare perché alcuni studi hanno scoperto che i consumatori di cannabis hanno livelli di insulina a digiuno più bassi e una minore resistenza all’insulina, il che potrebbe aiutare a prevenire il diabete.

Una ricerca della Harvard Medical School ha scoperto che la cannabis può migliorare la sensibilità all’insulina e abbassare i livelli di glucosio nel sangue.

In particolare, il CBD, il composto non psicoattivo della cannabis, ha dimostrato di poter proteggere le cellule pancreatiche che producono insulina, suggerendo potenziali benefici nella gestione e nella prevenzione del diabete.

Nonostante questi risultati, va notato che in tutti i casi si tratta di studi preliminari, mancano prove scientifiche più solide e fino a quando non saranno condotti altri studi non sarà possibile affermare queste proprietà. Si consiglia ai pazienti di consultare il proprio medico specialista prima di prendere in considerazione l’uso del CBD.

Cannabinoidi per il diabete: la ricerca attuale

La ricerca sui cannabinoidi per il diabete è ancora in fase iniziale. Alcuni studi suggeriscono che alcuni cannabinoidi possono migliorare la regolazione del glucosio e ridurre l’infiammazione, ma sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno i loro effetti e determinarne la sicurezza e l’efficacia nel trattamento del diabete. Ecco una rassegna delle ricerche attuali:

Il CBD e il suo ruolo promettente per il diabete

Il CBD o cannabidiolo mostra un potenziale nella gestione del diabete migliorando la sensibilità all’insulina e riducendo l’infiammazione, anche se sono necessarie ulteriori ricerche per confermarne i benefici e la sicurezza.

Dettagli: Studi sul CBD per il diabete

In uno studio condotto nel 2006 sugli animali, è stato dimostrato che la somministrazione di CBD alla dose di 5 mg/kg al giorno ha ridotto significativamente l’incidenza del diabete ereditario in un modello murino. In questo studio, l’86% del gruppo di controllo ha sviluppato il diabete, rispetto al 30% dei topi trattati con CBD, il che indica non solo una minore incidenza, ma anche un’insorgenza ritardata della malattia.

Altri studi hanno confermato questi risultati. Inoltre, in un modello murino di diabete di tipo 2 indotto da una dieta ad alto contenuto di grassi, i soggetti di controllo hanno sviluppato il diabete entro la 17a settimana, mentre la maggior parte dei topi trattati con CBD è rimasta senza diabete fino alla 24a settimana.

Efficacia terapeutica della tetraidrocannabivarina (THCV)

Il THCV è un cannabinoide presente in piccole quantità nella cannabis, in grado di ridurre l’appetito e di alleviare l’infiammazione e lo stress ossidativo. A livello tecnico, agisce come antagonista dei recettori CB1 e agonista dei recettori CB2. Studi preliminari hanno dimostrato che il THCV, anche a basse dosi, può diminuire l’assunzione di cibo e il peso corporeo. Inoltre, una ricerca del 2013 ha rilevato che il THCV migliora la tolleranza al glucosio e la sensibilità all’insulina, suggerendo il suo potenziale nel trattamento della sindrome metabolica e del diabete di tipo 2. Questi benefici sono stati confermati in un successivo studio clinico. Questi benefici sono stati confermati in un successivo studio clinico su pazienti diabetici, migliorando il controllo della glicemia.

Il THCA e il suo potenziale per il diabete

Nel 2020, uno studio su modelli animali sugli effetti dell’acido tetraidrocannabinolico (THCA), il precursore non psicoattivo del THC, ha rilevato che il THCA ha ridotto significativamente la massa grassa e l’aumento di peso corporeo indotti dall’obesità. Inoltre, il THCA ha migliorato la tolleranza al glucosio e la resistenza all’insulina e ha prevenuto problemi epatici come la steatosi. Come modulatore parziale dei recettori PPARγ, il THCA ha mostrato una minore attività sulla formazione di grasso rispetto ad altri farmaci come il rosiglitazone (antidiabetico orale), evidenziando il suo potenziale nel trattamento del diabete. Questi risultati suggeriscono il potenziale del THCA nel trattamento del diabete, anche se sono necessarie ulteriori ricerche.

In definitiva, i cannabinoidi chiave, tra cui CBD, THCV e THCA, così come gli agenti che inibiscono i recettori CB1 periferici o attivano i recettori CB2, ed eventualmente gli agonisti dei recettori GPR55 e GPR119, sono in prima linea nella ricerca preclinica. Questi composti mostrano un significativo potenziale terapeutico, evidenziando il crescente interesse nello sfruttare i loro meccanismi per la gestione del diabete.

Conclusioni sull’uso della cannabis e del CBD nel diabete

Sia la cannabis che il CBD non sono farmaci attualmente approvati per il diabete e, in caso di diabete, è necessario consultare uno specialista prima di assumere CBD o cannabis, al fine di ottenere una consulenza professionale e di monitorare i dosaggi e le possibili interazioni ed effetti.

Quello che è stato descritto qui è che ci sono risultati epidemiologici promettenti e prove cliniche emergenti sul potenziale della cannabis e dei suoi componenti per il diabete. Ci auguriamo che nei prossimi anni avremo a disposizione ulteriori informazioni e studi per approfondire la nostra comprensione del potenziale dei cannabinoidi per migliorare la cura del diabete.

Le informazioni contenute in questo articolo sono state adattate dal Manuale dei Principi di Cannabinologia di Viola Brugnatelli e Fabio Turco e da Prohibition Partners. Si tratta di una guida alla cannabis medica e ai cannabinoidi per i professionisti della salute, che copre ampiamente il panorama europeo della cannabis medica. La seconda edizione è ora disponibile.

Nota: questo è un articolo informativo e non prescrittivo e non intende prevenire, diagnosticare o trattare alcuna malattia. Il suo contenuto può integrare, ma non deve mai sostituire, la diagnosi o il trattamento di qualsiasi malattia o sintomo. I prodotti Cannactiva non sono farmaci e sono destinati all’uso esterno. Dalla data di pubblicazione possono essere disponibili nuove prove scientifiche rilevanti. Consulta il tuo medico prima di usare il CBD. L’approccio terapeutico deve essere sempre personalizzato e dipende dalla valutazione professionale.

Riferimenti e ulteriori informazioni
  1. Zhang J, Lin C, Jin S, Wang H, Wang Y, Du X, Hutchinson MR, Zhao H, Fang L, Wang X. La farmacologia e il ruolo terapeutico del cannabidiolo nel diabete. Exploration (Beijing). 2023 Jul 12;3(5):20230047. doi: 10.1002/EXP.20230047. PMID: 37933286; PMCID: PMC10582612.
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  6. Osei-Hyiaman D, DePetrillo M, Pacher P, Liu J, Radaeva S, Bátkai S, Harvey-White J, Mackie K, Offertáler L, Wang L, Kunos G. L’attivazione degli endocannabinoidi presso i recettori CB1 epatici stimola la sintesi degli acidi grassi e contribuisce all’obesità indotta dalla dieta.
  7. Despres JP, Golay A, Sjostrom L: Effetti del rimonabant sui fattori di rischio metabolici in pazienti in sovrappeso con dislipidemia. N Engl J Med 2005, 353:2121-2134.
  8. Topol EJ, Bousser MG, Fox KA, Creager MA, Despres JP, Easton JD, Hamm CW, Montalescot G, Steg PG, Pearson TA, Cohen E, Gaudin C, Job B, Murphy JH, Bhatt DL: Rimonabant for prevention of cardiovascular events (CRESCENDO): uno studio randomizzato, multicentrico, controllato con placebo. Lancet 2010, 376:517-523
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Prove per l’uso dei cannabinoidi nel diabete

Alcuni studi hanno rilevato che i consumatori di cannabis hanno meno probabilità di sviluppare il diabete, nonostante il fatto che la cannabis possa aumentare l’appetito. Questi risultati suggeriscono che la cannabis può avere un effetto regolatore sul metabolismo, riducendo il rischio di diabete.

I cannabinoidi sono anche noti per influenzare diverse vie metaboliche che influenzano i livelli di zucchero e insulina nel sangue, il che potrebbe spiegare perché alcuni studi hanno scoperto che i consumatori di cannabis hanno livelli di insulina a digiuno più bassi e una minore resistenza all’insulina, il che potrebbe aiutare a prevenire il diabete.

Una ricerca della Harvard Medical School ha scoperto che la cannabis può migliorare la sensibilità all’insulina e abbassare i livelli di glucosio nel sangue.

In particolare, il CBD, il composto non psicoattivo della cannabis, ha dimostrato di poter proteggere le cellule pancreatiche che producono insulina, suggerendo potenziali benefici nella gestione e nella prevenzione del diabete.

Nonostante questi risultati, va notato che in tutti i casi si tratta di studi preliminari, mancano prove scientifiche più solide e fino a quando non saranno condotti altri studi non sarà possibile affermare queste proprietà. Si consiglia ai pazienti di consultare il proprio medico specialista prima di prendere in considerazione l’uso del CBD.

Cannabinoidi per il diabete: la ricerca attuale

La ricerca sui cannabinoidi per il diabete è ancora in fase iniziale. Alcuni studi suggeriscono che alcuni cannabinoidi possono migliorare la regolazione del glucosio e ridurre l’infiammazione, ma sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno i loro effetti e determinarne la sicurezza e l’efficacia nel trattamento del diabete. Ecco una rassegna delle ricerche attuali:

Il CBD e il suo ruolo promettente per il diabete

Il CBD o cannabidiolo mostra un potenziale nella gestione del diabete migliorando la sensibilità all’insulina e riducendo l’infiammazione, anche se sono necessarie ulteriori ricerche per confermarne i benefici e la sicurezza.

Dettagli: Studi sul CBD per il diabete

In uno studio condotto nel 2006 sugli animali, è stato dimostrato che la somministrazione di CBD alla dose di 5 mg/kg al giorno ha ridotto significativamente l’incidenza del diabete ereditario in un modello murino. In questo studio, l’86% del gruppo di controllo ha sviluppato il diabete, rispetto al 30% dei topi trattati con CBD, il che indica non solo una minore incidenza, ma anche un’insorgenza ritardata della malattia.

Altri studi hanno confermato questi risultati. Inoltre, in un modello murino di diabete di tipo 2 indotto da una dieta ad alto contenuto di grassi, i soggetti di controllo hanno sviluppato il diabete entro la 17a settimana, mentre la maggior parte dei topi trattati con CBD è rimasta senza diabete fino alla 24a settimana.

Efficacia terapeutica della tetraidrocannabivarina (THCV)

Il THCV è un cannabinoide presente in piccole quantità nella cannabis, in grado di ridurre l’appetito e di alleviare l’infiammazione e lo stress ossidativo. A livello tecnico, agisce come antagonista dei recettori CB1 e agonista dei recettori CB2. Studi preliminari hanno dimostrato che il THCV, anche a basse dosi, può diminuire l’assunzione di cibo e il peso corporeo. Inoltre, una ricerca del 2013 ha rilevato che il THCV migliora la tolleranza al glucosio e la sensibilità all’insulina, suggerendo il suo potenziale nel trattamento della sindrome metabolica e del diabete di tipo 2. Questi benefici sono stati confermati in un successivo studio clinico. Questi benefici sono stati confermati in un successivo studio clinico su pazienti diabetici, migliorando il controllo della glicemia.

Il THCA e il suo potenziale per il diabete

Nel 2020, uno studio su modelli animali sugli effetti dell’acido tetraidrocannabinolico (THCA), il precursore non psicoattivo del THC, ha rilevato che il THCA ha ridotto significativamente la massa grassa e l’aumento di peso corporeo indotti dall’obesità. Inoltre, il THCA ha migliorato la tolleranza al glucosio e la resistenza all’insulina e ha prevenuto problemi epatici come la steatosi. Come modulatore parziale dei recettori PPARγ, il THCA ha mostrato una minore attività sulla formazione di grasso rispetto ad altri farmaci come il rosiglitazone (antidiabetico orale), evidenziando il suo potenziale nel trattamento del diabete. Questi risultati suggeriscono il potenziale del THCA nel trattamento del diabete, anche se sono necessarie ulteriori ricerche.

In definitiva, i cannabinoidi chiave, tra cui CBD, THCV e THCA, così come gli agenti che inibiscono i recettori CB1 periferici o attivano i recettori CB2, ed eventualmente gli agonisti dei recettori GPR55 e GPR119, sono in prima linea nella ricerca preclinica. Questi composti mostrano un significativo potenziale terapeutico, evidenziando il crescente interesse nello sfruttare i loro meccanismi per la gestione del diabete.

Conclusioni sull’uso della cannabis e del CBD nel diabete

Sia la cannabis che il CBD non sono farmaci attualmente approvati per il diabete e, in caso di diabete, è necessario consultare uno specialista prima di assumere CBD o cannabis, al fine di ottenere una consulenza professionale e di monitorare i dosaggi e le possibili interazioni ed effetti.

Quello che è stato descritto qui è che ci sono risultati epidemiologici promettenti e prove cliniche emergenti sul potenziale della cannabis e dei suoi componenti per il diabete. Ci auguriamo che nei prossimi anni avremo a disposizione ulteriori informazioni e studi per approfondire la nostra comprensione del potenziale dei cannabinoidi per migliorare la cura del diabete.

Le informazioni contenute in questo articolo sono state adattate dal Manuale dei Principi di Cannabinologia di Viola Brugnatelli e Fabio Turco e da Prohibition Partners. Si tratta di una guida alla cannabis medica e ai cannabinoidi per i professionisti della salute, che copre ampiamente il panorama europeo della cannabis medica. La seconda edizione è ora disponibile.

Nota: questo è un articolo informativo e non prescrittivo e non intende prevenire, diagnosticare o trattare alcuna malattia. Il suo contenuto può integrare, ma non deve mai sostituire, la diagnosi o il trattamento di qualsiasi malattia o sintomo. I prodotti Cannactiva non sono farmaci e sono destinati all’uso esterno. Dalla data di pubblicazione possono essere disponibili nuove prove scientifiche rilevanti. Consulta il tuo medico prima di usare il CBD. L’approccio terapeutico deve essere sempre personalizzato e dipende dalla valutazione professionale.

Riferimenti
  1. Zhang J, Lin C, Jin S, Wang H, Wang Y, Du X, Hutchinson MR, Zhao H, Fang L, Wang X. La farmacologia e il ruolo terapeutico del cannabidiolo nel diabete. Exploration (Beijing). 2023 Jul 12;3(5):20230047. doi: 10.1002/EXP.20230047. PMID: 37933286; PMCID: PMC10582612.
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  8. Topol EJ, Bousser MG, Fox KA, Creager MA, Despres JP, Easton JD, Hamm CW, Montalescot G, Steg PG, Pearson TA, Cohen E, Gaudin C, Job B, Murphy JH, Bhatt DL: Rimonabant for prevention of cardiovascular events (CRESCENDO): uno studio randomizzato, multicentrico, controllato con placebo. Lancet 2010, 376:517-523
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