Anandamide: il THC prodotto dal nostro organismo Pubblicato su May 25, 2024 da Masha Burelo Indice Toggle Che cos’è l’anandamide?Dove viene prodotta l’anandamide?Anandamide e sistema endocannabinoideQuali sono gli effetti dell’anandamide sull’organismo?Differenze e somiglianze tra anandamide, CBD e THCProprietà dell’anandamideObesitàCancroCirrosi epaticaNeuroprotezioneSi può assumere l’anandamide?Effetti collaterali dell’anandamideConclusione L’anandamide è un’affascinante molecola prodotta dall’organismo che presenta una notevole somiglianza con il tetraidrocannabinolo (THC), il principale composto psicoattivo della cannabis. Nel blog di Cannactiva ti spieghiamo cos’è l’anandamide, la sua funzione e i suoi benefici, nonché la sua relazione con la cannabis. Che cos’è l’anandamide? Il L’anandamide è un neurotrasmettitore con una struttura molecolare simile a quella del THC. Il suo nome deriva dal sanscrito “ananda”, che significa “felicità interiore”, e riflette il suo ruolo nel modulare l’umore e le sensazioni di felicità. Scoperta nel 1992 nel cervello dei maiali, l’anandamide è stata il primo endocannabinoide mai identificato, rivelando che il nostro corpo produce sostanze simili ai cannabinoidi della cannabis. Il suo nome tecnico è N-arachidonoiletanolamina (AEA) ed è un neurotrasmettitore lipidico che potrebbe formarsi in qualsiasi cellula del corpo, anche se si trova soprattutto nel cervello. Dove viene prodotta l’anandamide? Anche se tecnicamente qualsiasi cellula del nostro corpo può produrre anandamide, questa viene sintetizzata in quantità maggiori in diverse aree del cervello. Inoltre, viene anche prodotta artificialmente in laboratorio, soprattutto per essere studiata in modelli sperimentali per capire la sua potenziale azione nel corpo umano. Anandamide e sistema endocannabinoide Il sistema endocannabinoide (ECS) è un sistema di comunicazione unico nel cervello e nell’organismo che influisce su molte funzioni cruciali del corpo e mira a mantenerne l’equilibrio. All’interno di questo sistema endocannabinoide si trovano endocannabinoidi come l’anandamide, sostanze prodotte dall’organismo con la capacità di legarsi e attivare i recettori dei cannabinoidi e altri bersagli cellulari (1, 4). L’anandamide è un endocannabinoide che si lega ai recettori CB1 dei cannabinoidi nel cervello in modo simile al THC, influenzando memoria, appetito, stress, ansia e infiammazione. L’anandamide si lega ai recettori CB1 dei cannabinoidi, distribuiti in diverse aree del cervello (5), più o meno come fa il THC della cannabis. Quali sono gli effetti dell’anandamide sull’organismo? Gli endocannabinoidi come l’anandamide sono collegati a un’ampia gamma di processi cerebrali, come la formazione della memoria, l’induzione dell’appetito, lo stress, l’ansia e l’infiammazione (7-10). Differenze e somiglianze tra anandamide, CBD e THC L’anandamide, il CBD (cannabidiolo) e il THC appartengono alla famiglia dei cannabinoidi, ma differiscono in modo significativo per quanto riguarda l’origine, la funzione e gli effetti sul corpo umano. La prima differenza sta nella loro origine. L’anandamide è prodotta naturalmente nel nostro corpo, soprattutto nel cervello, mentre il CBD e il THC sono prodotti nei tricomi della pianta di cannabis. Gli effetti del THC e dell’anandamide sono simili. La componente psicoattiva della marijuana e l’anandamide sono simili in quanto entrambe si legano agli stessi recettori cerebrali (CB1), ma il THC si lega in modo più diretto e potente, consentendogli di avere un effetto psicoattivo (3, 6). Il CBD può aumentare i livelli di anandamide nell’organismo. Il CBD, a differenza dell’anandamide e del THC, non si lega direttamente ai recettori dei cannabinoidi, ma agisce indirettamente potenziando gli effetti di altre sostanze chimiche del cervello, tra cui la serotonina e l’anandamide. Inoltre, il CBD aumenta i livelli di anandamide nel corpo inibendo l’enzima che scompone l’anandamide (24). In questo modo, il CBD, attraverso l’azione dell’anandamide, può agire indirettamente sui recettori CB1. Proprietà dell’anandamide L’anandamide è collegata a molteplici processi cerebrali. In presenza di patologie, il sistema endocannabinoide risulta squilibrato e alterato, con una sovraespressione di alcuni recettori ed endocannabinoidi come l’anandamide. Quindi, una maggiore quantità di anandamide in caso di determinate patologie, o un maggior numero di recettori endocannabinoidi, è una conseguenza della malattia, ma non viceversa. Ulteriori informazioni: Malattie associate alla disregolazione dell’anandamide I problemi nella regolazione dell’anandamide sono legati a processi patologici, tra i quali: Obesità L’anandamide è spesso elevata nelle persone affette da obesità ed è associata a un aumento dell’appetito e alla mancanza di sazietà (11), il che non indica che l’anandamide possa essere utilizzata per aumentare l’appetito, ma che è un biomarcatore per il rilevamento dell’obesità. In futuro potrebbe essere sviluppata una strategia per ridurre l’anandamide nell’organismo e combattere l’obesità. Cancro Livelli elevati di anandamide sono stati riscontrati in diversi tipi di cancro, come quello al fegato, alla vescica urinaria e all’endometrio nell’uomo (12-15). Studi preliminari hanno dimostrato che l’interruzione del legame dell’anandamide con i recettori CB1 e altri bersagli cellulari può ridurre lo sviluppo dei tumori (15), ma sono ancora necessari ulteriori studi per valutare il potenziale terapeutico dell’anandamide. Cirrosi epatica I livelli di anandamide sembrano essere elevati nella cirrosi epatica, poiché in questa condizione medica si verifica una sovraespressione dei recettori CB1 nel fegato, che non è normale. È stato dimostrato che il blocco dei recettori CB1 per il legame con l’anandamide riduce la fibrosi e l’ipertensione epatica, rappresentando una potenziale strategia per il trattamento di questa malattia (16, 17). Neuroprotezione L’anandamide sembra essere presente in quantità elevate nei processi neurodegenerativi come il morbo di Parkinson e la sclerosi multipla, nei quali sembra avere un effetto neuroprotettivo attraverso l’attivazione dei recettori cannabinoidi CB1 e CB2 (18, 19) e di altre vie coinvolte nell’infiammazione neuronale (20). Ciò è tuttavia controverso, poiché l’antagonismo dei recettori CB1 può ridurre il danno cerebrale, almeno nei casi di ischemia cerebrale (21). È importante chiarire che l’aumento dell’anandamide attraverso sostanze esterne non causa malattie. Si può assumere l’anandamide? Sebbene l’anandamide non sia disponibile come integratore, alcuni alimenti e composti possono aumentarne i livelli. È stato osservato che il cioccolato può potenziare gli effetti della cannabis grazie alla sua natura lipidica, aumentando i livelli di anandamide nel corpo e forse attivando i recettori dei cannabinoidi (22). Il consumo di alimenti come il cioccolato è associato a effetti positivi, come la neuroprotezione e il senso di benessere, poiché l’anandamide è tecnicamente il THC del cervello. Il cioccolato è ricco di anandamide, il composto simile ai cannabinoidi che ci rende felici. Oltre al cioccolato, il latte contiene endocannabinoidi, anche se non in quantità sufficienti per produrre un effetto visibile (23). Altre sostanze possono aumentare i livelli di anandamide nell’organismo, come il già citato CBD o cannabidiolo. Il CBD inibisce l’enzima che scompone l’anandamide, ovvero l’enzima endocannabinoide FAAH. In questo modo, il CBD, attraverso l’azione dell’anandamide, può agire indirettamente sui recettori CB1. Effetti collaterali dell’anandamide Essendo un composto naturale, l’anandamide di per sé non provoca effetti collaterali negativi. Tuttavia, la manipolazione dei livelli di anandamide attraverso sostanze esterne (come il CBD) potrebbe causare effetti inerenti a tali sostanze esterne. Effetti collaterali del CBD Conclusione L’anandamide svolge un ruolo fondamentale nel nostro senso di benessere e sono in corso ricerche per capire meglio come l’aumento naturale dei livelli di anandamide attraverso composti come il CBD possa avere effetti benefici sull’organismo. Ti terremo aggiornato! Riferimenti De Petrocellis, L., & Di Marzo, V. (2009). Un’introduzione al sistema endocannabinoide: dai primi concetti agli ultimi. Migliori pratiche e ricerca. Endocrinologia clinica e metabolismo, 23(1), 1-15. https://doi.org/10.1016/j.beem.2008.10.013 Di Marzo, V., Fontana, A., Cadas, H., Schinelli, S., Cimino, G., Schwartz, J. C., & Piomelli, D. (1994). Formazione e inattivazione del cannabinoide endogeno anandamide nei neuroni centrali. Nature, 372(6507), 686-691. https://doi.org/10.1038/372686a0 Devane, W. A., Hanus, L., Breuer, A., Pertwee, R. G., Stevenson, L. A., Griffin, G., Gibson, D., Mandelbaum, A., Etinger, A., & Mechoulam, R. (1992). 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